

Autentico, non Perfetto.
Nessuna Favola.
Solo la vostra storia.
I Ricordi non sono merce da bancone del supermercato. Spesso sono più che altro il filtro “difettoso” che abbiamo dietro gli occhi, il modo in cui incassiamo il mondo, lo mastichiamo e lo sputiamo fuori.
A me succede quando rallento. Quando finalmente mi fermo, smetto di subire la realtà e inizio a guardarla davvero, lasciando che le cose mi franino addosso con tutto il loro peso.
Come quel pomeriggio con mio padre appena tornato da un matrimonio.
Un cielo colore pancia di topo che schiacciava i tetti e l’aria che puzzava di asfalto.
Siamo rimasti sotto la tettoia a guardare il temporale che veniva giù duro.
Lui, ormai vecchio, all’improvviso sembrava tornato bambino, con gli occhi spalancati e fissi sull’acqua, mentre io provavo a recitare l’adulto.
Zero parole. Solo il rumore del mondo che veniva giù e la certezza di essere piccoli dentro al casino.
Io guardo le cose così. C’è chi ci vede la poesia, chi la pioggia che rompe i coglioni.
Io ci vedo solo quello che siamo.
Mi sono costruito un personaggio che mi sta comodo come un cappotto vecchio. Sapevo esattamente chi essere e dove stare. Poi mi sono infilato in una sessione prematrimoniale. Una di quelle situazioni nate finte, dove tutto è un set e si recita l’amore perfetto un tot al kg.
Avevo paura di non saperci stare dentro, di impantanarmi nella plastica dei sorrisi studiati.
Poi solo gli stupidì non cambiano idea.
È bastato lo sguardo di Maria e il gesto di quella farfalla a ricordarmi che la realtà se ne frega dei miei confini.
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Dieci anni.
A dividersi il sonno arretrato, i piatti sporchi, a rincorrere prima uno poi due figli e un gatto, rosso.
A tenersi in piedi quando la giornata è solo fatica.
A vivere quella favola che ti cambia la faccia e ti lascia i segni addosso.
Ma oggi li guardo ancora li, fermi l’uno di fronte all’altra, e potrei giurare che è tutto dove dovrebbe stare.
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Un viaggio che nessuna vorrebbe pubblicare. Iniziato con la paura di sbagliare tutto e finito dentro stanze piene di un amore che ti azzanna dritto alla gola senza fare scene. Ho portato a casa il coraggio ferocissimo di essere solo se stessi e quella bellissima imperfezione che non ho intenzione di nascondere.
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C’è spesso qualcuno che resta fuori campo.
In Apocalypse Now l’ho aspettato per tutto il tempo, e quando è arrivato ho capito che non era quello il punto.
Qui è lo stesso.
Una presenza c’è, ma non si mostra.
Perché fotografare, per me, non è mettere tutto sotto la luce.
È capire dove fermarsi.
È lasciare che alcune cose restino solo tra chi le vive.
E lo dico sapendo benissimo quanto sia facile e “necessario” fare il contrario: mostrarsi, raccontare favolette, seguire questo buffo imperativo che ci vuole sempre visibili, belli, presenti.
Alcuni legami devono restare fuori dall’immagine, lontani da questa fame continua di essere visti, condivisi, consumati.
E non è una mancanza.
Sono la versione più sincera di noi stessi.
Non fingono
Non si complicano
Non seguono mode
Non raccontano balle
Non iniziano guerre
Restano.
É anche per questo che ho iniziato
Humans & Dogs.
Un piccolo progetto fotografico sulle relazioni silenziose che fanno parte della nostra vita🐾
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#humansanddogs
#dogportrait
#dogandhuman
#ritrattofotografico
#petportrait
Non sono così sicuro di cosa Alice volesse esattamente quando mi ha chiesto di fotografarla insieme a Daniele, ma mentre scattavo mi è venuta in mente una canzone che fa più o meno così:
“There’s a rhytm and rush these days
Where the lights don’t move and the colors don’t fade
Leaves you empty with nothing but dreams
In a Word gone shallow
In a Word gone lean
But there is a truth and it’s on our side
Dawn is coming open your eyes
Look into the Sun as a new days rise”
Un vecchio abat jour, una macchina da scrivere marca Everest, l’interno di un piccolo appartamento di Belleville che pare di essere in un romanzo di Pennac, fotografie appoggiate ovunque.
La radio è accesa.
“Lei per strada e lui gli rubava i libri dalla biblioteca
E poi glieli leggeva seduta sopra un cofano
Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due
Si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione
Tu hai l’anima che vorrei avere”



































































































